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Ciao, sono Matteo, mi occupo di graphic design, illustrazione e fumetto. Studio tutto ciò che riguarda le immagini e la percezione di esse; lavoro tramite l’applicazione di queste conoscenze, cioè con la comunicazione e narrazione visiva.

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  /    /  Calore – un fumetto su Jack London

Calore – una storia breve su Jack London

Calore” è un racconto a fumetti pubblicato su Amianto Rosso (volume/rivista della serie Amianto Chromo, isbn: 9788894716108 – link: qui).

Il tema della rivista era il rosso in tutte le sue declinazioni. Ogni autore è stato chiamato a interpretare quello che per lui significa il colore rosso, quelli che sono i suoi richiami personali.

Personalmente riconduco il colore rosso soprattutto al tepore del fuoco/luce. Ho deciso di andare in questa direzione mentre mi accingevo a scrivere una storia (prima ancora di disegnarla, chiaramente). Mi è tornato alla mente un racconto di uno dei miei scrittori d’avventura preferiti, Jack London, “to build a fire”. Ho subito preso il libricino di “accendere un fuoco” (traduzione italiana del racconto) dallo scaffale con tutti i libri di London che ho la fortuna di avere nella libreria dello studio e l’ho riletto.

Il racconto parte con un avventuriero in mezzo ai ghiacci. L’uomo è in compagnia del suo cane e attraversa il terreno selvaggio dello Yukon, uno scenario immerso tra la neve e il freddo.

La storia di London racconta le difficoltà dello spostarsi in terre tanto inospitali soprattutto per le insidie dovute al freddo e al ghiaccio.

L’aspetto interessante della faccenda è però che London ha riscritto il solito racconto anni dopo cambiandone soprattutto il finale.

Dopo aver appuntato gli aspetti del racconto (nelle sue diverse versioni) che volevo rendere visivamente, ho deciso di inserire una cornice narrativa in modo da far emergere questo aspetto delle diverse versioni. Perché Jack ha deciso di riscrivere “to build a fire” cambiandone soprattutto il finale? Cosa voleva comunicare? A questo punto ho creato la figura di un giornalista che decide di andare a intervistare London nella sua proprietà in California, nel 1911.

Per fare questo ho ripreso anche un paio di biografie su London che avevo letto anni fa (una di Folco e Anna Quilici, una di Irving Stone) per inserirmi tra le pieghe degli elementi più noti che riguardano la vita dello scrittore. Anche se alcuni aspetti possono non sembrare rilevanti per un ipotetico lettore, avere una buona conoscenza di fatti, personaggio etc. di sicuro aiuta a scrivere in maniera coerente.

In questo incontro/scontro tra London e il giornalista viene fuori una parte di visione del mondo di Jack e su quello che in quel momento vorrebbe dalla sua vita (questo secondo una mia ricostruzione).

Il calore suggerito dal colore rosso è diventato per me il calore della “vita” e un modo per raccontare quello che è il senso dell’esistenza per London.

E, nel mezzo, oltre al racconto “to build a fire”, c’è anche l’aneddoto dei papaveri che può aiutare a riflettere e capire la visione londoniana (anche nel suo interessante sguardo sul socialismo).

Dal punto di vista tecnico, dopo la parte di scrittura, anzi, nel mezzo alla parte di scrittura, ho realizzato vari sketch e storyboard per capire dove andare a parare con la parte di narrazione visiva.

La scelta per le tavole definitive è andata su un metodo analogico con utilizzo di matite colorate, pastelli e grafite. La parte ambientata nel presente (la cornice) è in scala di grigi, mentre per il racconto “to build a fire” ho utilizzato i colori: tonalità calde del rosso e arancione, contro quelle blu, per dare l’idea dello scontro tra il rosso vitale del fuoco e il freddo dello Yukon selvaggio. Ho cercato di tenere un segno veloce e agitato che si sposa bene con il tema della storia.

Gli FX (effetti sonori) sono realizzati a mano con le matite, in moda da diventare una parte vera e propria del disegno, lo stesso vale per alcune frasi “urlate” o pronunciate da Jack durante la storia. I balloon invece, insieme alle didascalie, distinguono la “voce” di London da quella del giornalista grazie al colore di sfondo.

Il risultato complessivo è una storia di 16 pagine che riesce a prendersi il suo spazio per raccontare il mondo di London attraverso il meccanismo dell’intervista e lo scorrere di alcune immagini che ci parlano di “to build a fire”.

* il racconto di cui si parla è “to build a fire” nella sua versione del 1902 e in quella, riscritta, del 1908. L’aneddoto dei papaveri si può trovare, insieme a tanti altri, nella raccolta di scritti di Jack London “Rivoluzione” edito da Mattioli 1985. Altri aspetti della sua vita si possono leggere nel libro di foto “le strade dell’uomo” e nelle varie bio su Jack London (soprattutto quella scritta da Irving Stone “Jack London” e in quella di Folco e Anna Quilici “Jack London cercatore d’oro e d’avventura”).

Come scritto sopra, l’intervista e tutto il resto sono invece opera e congettura del narratore.

Matteo Polloni - grafica editoriale, graphic design, illustrazione e fumetto